a cura di Vincenzo F. Scala, Nicola G. De Toma, Vinicio Ruggiero
Illustrazioni di Franca Cassanello Scala
Autori delle definizioni: Nicola De Toma, Giuseppe Gagliardo, Vinicio Ruggiero, Vincenzo F. Scala, Giulio Scoppola.
(Settembre 2008)


A - B - C - D - E - F - G - H - I - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - Z

Nota dei curatori

Fu in occasione del V° Convegno Annuale del Gruppo di Lavoro, nel novembre 2005, che, non sapendo bene cosa proporre, per evitare di ripeterci, pensammo, alla fine, ad un dizionario; una raccolta di definizioni relative agli aspetti che, a nostro avviso, risultano maggiormente rilevanti nella pratica cui, da alcuni anni, ci dedichiamo.
Il Dizionario non tanto come tentativo di fissare una volta per tutte definizioni e concetti, ma piuttosto come pretesto per parlare dell’esperienza in montagna cercando di proporne e farne cogliere aspetti non ovvi; sicuramente non la “realtà ultima” di ciascuna definizione, piuttosto lo spessore dell’esperienza e dei diversi risvolti che ogni termine può contenere.
A partire dal primo abbozzo, presentato in quell’occasione, il dizionario ha via via preso corpo, col procedere delle esperienze sul campo e grazie al contributo di altri autori che hanno, mano a mano, condiviso l’intento iniziale.
Ma, data la vastità dell’impresa ed essendo la montagnaterapia una pratica in continua evoluzione, non possiamo che proporre un lavoro decisamente incompleto, con alcune definizioni sviluppate, altre solo tratteggiate, e molte sicuramente assenti, fatto di poche voci, ma che potrà, con il procedere dell’esperienza e delle conoscenze, ampliarsi ed arricchirsi.
Abbiamo pensato a qualcosa il cui tono complessivo risulti giocoso e ironico e possa implicare l’interlocutore in un percorso di esplorazione e in un dialogo divertito. Il che non impedisce che ci sia una diversificazione nelle tonalità delle varie voci e che alcune possano tendere al rigore metodologico (come la definizione della stessa “montagnaterapia”, mentre altre ricorrano ad un linguaggio poco definitorio e più evocativo).
Il Dizionario come invito a partecipare a un dibattito e come ricerca di un linguaggio comune; come tentativo di individuare aspetti rilevanti e vitali nell’esperienza condivisa della montagna.
Definizioni, quindi, come ometti di sassi a indicare un percorso solo vagamente tracciato; definizioni forse utili a fornire un primo orientamento a chi, avvicinandosi per la prima volta alla “montagnaterapia”, si chieda a quali orizzonti il termine suggerisca di guardare.

A

Abbigliamento

E’ tutto ciò che serve per vestirsi.
Già. Ma in quale contesto o ambiente? Per frequentare la montagna bisogna imparare, o re-imparare a vestirsi.
A vestirsi e a dotarsi degli indumenti che possono essere utili durante un’uscita; con buona pace degli accompagnatori di escursionismo che, nonostante si producano in accurati elenchi di quanto è necessario portare, si ritrovano continuamente, nei gruppi che accompagnano, con persone a cui manca qualcosa che sarebbe utile e, a volte, indispensabile.

Più ci allontaniamo dall’ambiente medio della quotidianità urbana, più si fa sentire la necessità di un abbigliamento idoneo; capace anche di renderci preparati a quelle mutazioni impreviste delle condizioni atmosferiche che, se in città non costituiscono un problema e trovano facile soluzione, in montagna ci confrontano più direttamente e severamente con gli elementi.
Siamo dunque obbligati a riconoscere la nostra fragilità e la dipendenza dall’equipaggiamento appropriato, di cui l’abbigliamento è il primo aspetto.
E’ possibile che non si sia troppo disposti a questo riconoscimento e a questa ammissione; anche perché i capi di abbigliamento ingombrano e pesano nello zaino e sulle nostre spalle.
Ambivalenza, quindi, che, forse in parte spiega perché le sagge istruzioni degli accompagnatori rimangano così spesso inascoltate (vedi le “patologie da equipaggiamento”).

Accoglienza-accoglimento

E’ il sentirsi parte di un gruppo. Quando si entra la prima volta, durante una uscita o una preparazione dell’uscita in città; in quei momenti si capisce che si andrà a fare qualcosa di diverso dalle solite attività dei Centri Diurni o delle Comunità Terapeutiche. Non ci sarà la ASL a proteggere…! Forse il rifugio, dove il gestore può preparare qualcosa di caldo da mangiare o bere e dove quando fa freddo c’è la stufa accesa. Anche i vestiti caldi e protettivi in inverno è come se ti proteggessero. A volte si può essere protetti da un iglooo fatto da noi stessi; e si può ospitare qualcuno in difficoltà se viene sorpreso dal cattivo tempo o dal buio.
La tenda è un luogo anch’esso accogliente. Prima si è accolti; dopo si può accogliere i nuovi entrati.

Acqua

Si beve e disseta più di ogni altra bevanda quando hai veramente sete. Purtroppo se fa troppo freddo si ghiaccia e non puoi berla; allora devi coprire la borraccia con un contenitore isolante e devi metterla ben dentro lo zaino; ma questo avviene molti gradi sotto lo zero.

L’acqua ti bagna e a volte ti entra fin dentro i pantaloni …! Ma ci si può proteggere con giacche a vento impermeabili di “gore-tex”, o altri tessuti.

L’acqua che scende in montagna durante o dopo un temporale può far cadere le pietre e far crollare il sentiero, o trasformarsi in neve o grandine se fa freddo; anzi spesso è la grandine che fa abbassare di molto il termometro.

L’acqua è bellissima quando la guardi cadere dalle cascate contro il sole; nei torrenti limpidi; nei laghi che rispecchiano le cime; nei ghiacciai e nei seracchi che a volte crollano con rumore e sbuffi di ghiaccio polverizzato…

L’acqua va usata anche per lavarsi la mattina al rifugio anche se è fredda; e con l’acqua si inzuppa il fazzoletto o il berretto di cotone quando il sole picchia allo zenit.

Adattamento

E' la capacità di adeguarsi ai vari fattori, anche meteoclimatici, dell'ambiente oppure anche essere in grado di modificare il comportamento in base alle circostanze spesso sfavorevoli.
Dal punto di vista psicologico l’adattamento è una dimostrazione di buon equilibrio interiore di fronte ad avvenimenti spiacevoli o funesti.

Alimentazione

L'alimentazione è l'assunzione, da parte di un organismo vivente, delle sostanze indispensabili per il suo metabolismo e le sue funzioni vitali. In generale, è un modo per la fornitura di elementi indispensabili per il funzionamento di un apparato biologico o meccanico

Le sostanze nutritive vengono prelevate dall'ambiente esterno. Gli organismi viventi possono essere suddivisi in due categorie:

• Autotrofi (vegetali): assorbono dall'ambiente sostanze inorganiche semplici
• Eterotrofi (animali, tra cui l'uomo): devono assumere dall'ambiente molecole organiche

QUALI SONO I TIPI DI ALIMENTAZIONE DELL’ESCURSIONISTA NELL’ARCO
DEL GIORNO?

La dieta deve essere composta da 65% di carboidrati, 25% di grassi, 10% di proteine. Con il freddo il fabbisogno aumenta del 20%.
Mattina: Crackers con marmellata di arance, succo di frutta o cacao (1/4 di latte)
Pasto: ma meglio diluire l’alimentazione nella giornata. Gli alimenti dovrebbero essere divisi in piccole dosi. Tenere presente che le proteine vegetali sono più digeribili (carote, finocchi, rape bianche, lattuga, ravanelli). Introdurre gli zuccheri tramite la frutta (mele e mandaranci), frutta secca o disidratata (noci, uvetta, mandorle, ananas nocciole, non salati).
Se la temperatura è più bassa si possono mangiare uova sode o a frittata, parmigiano fresco.
Tutto il giorno crackers integrali non salati.
E’ importante introdurre acqua minerale unita a poco vino.

Il cibo “giusto” mantiene sani e belli, contrasta l'ossidazione dei tessuti, proteggendo l’organismo dall'attacco dei radicali liberi, le sostanze che accelerano l’invecchiamento e sono responsabili di gravi patologie. Cibi ricchi di antiossidanti sono: arancia, cicoria, cipolla, broccolo, aglio, spinaci, cavoli, carote, pomodori, zucche, agrumi, kiwi, avocado, uva, papaia, lievito di birra. Pistacchi, nocciole, noci, mandorle, sesamo hanno un contenuto equilibrato in grassi monoinsaturi e polinsaturi, vitamina E, nonché un insieme di sostanze che stimolano la produzione del coenzima Q10, conosciuto nel mondo della cosmetica come "l'enzima della bellezza".
E’ fondamentale l’assunzione di acqua che, anche se non contiene sostanze nutrienti, è importante per mantenerci in vita. Bisognerebbe bere almeno 2 lt di acqua povera di sodio e con un residuo fisso basso. L’acqua costituisce il 60% del nostro corpo.

I sette gruppi di alimenti

• Latte e derivati
• Carni, pesci, uova, salumi
• Cereali e tuberi
• Legumi
• Grassi da condimento
• Ortaggi (con diverso contenuto in vitamina A e C)
• Frutta (con diverso contenuto in vitamina A e C)

SCHEMA: Le principali fonti alimentari di vitamine


Vitamina A (Retinolo) e Betacarotene:
ortaggi verdi e gialli (carote, spinaci, broccoletti, piselli, peperoni, prezzemolo, zucca), uova, burro, oli di fegato di pesce, banane, albicocche, ciliege

Vitamina B1 (Tiamina)
cereali integrali, fegato, carne di maiale, fagioli, noci e nocciole, lenticchie, orzo, lievito di birra, soia

Vitamina B2 (Riboflavina)
lievito di birra, fegato, noci, nocciole, orzo, piselli, fagioli, uova, latte

Vitamina B3 (Niacina) o VITAMINA PP
lievito di birra, fegato, rognone, cereali integrali, germe di grano, pesce, pollame, noci, nocciole

Vitamina B5 (Acido Pantotenico)
fegato, pappa reale, germe di grano, rognone, cuore, lievito di birra, semi di girasole, tuorlo d'uovo

Vitamina B6 (Piridossina)
carne, cereali integrali, lievito di birra, vegetali verdi, germe di grano, semi di girasole, grano saraceno, banane

Vitamina B7 (Inositolo)
cereali integrali, agrumi, lievito di birra, fegato

Vitamina B12 (Cianocobalamina)
fegato, rognone, carne, pesce, latte

PABA (Acido Paraminobenzoico)
fegato, lievito di birra, germe di grano, albicocche, arachidi

Vitamina C (Acido Ascorbico)
agrumi, kiwi, peperoni, prezzemolo, patate, pomodoro, cardo, frutta fresca in generale e la maggior parte delle verdure

Vitamina D (Calciferolo)
tuorlo d'uovo, pesce, olio di fegato di pesce, avena, burro, mitili, tonno e salmone, mandorle, ribes

Vitamina E (Alfatocoferolo)
la maggior parte degli oli vegetali, germe di grano, quasi tutti i semi, uova, vegetali verdi, fegato, latte, noci, noccioline, leguminose e cereali integrali

Alpinismo

L’alpinismo potremmo definirlo come un andar per montagne. E’ una disciplina sportiva il cui scopo è raggiungere la vetta di una montagna. Le difficoltà incontrate nell'alpinismo sono soprattutto legate all'ambiente (es. altitudine, presenza di ghiaccio, esposizione alla variazioni meteorologiche, lontananza da luoghi abitati). L’alpinismo, quindi, oltre ad una adeguata preparazione fisica, richiede una particolare conoscenza dell'ambiente di montagna.
Vagare per montagne è un piacere molto semplice che associa l'impegno fisico alla possibilità di guardare in giro e di scoprire nuovi orizzonti. L’ impegno, va commisurato alle proprie capacità psichiche e fisiche. E’ importante avere sviluppato un alto grado di sopportazione alla fatica. Si può andare in gruppo, soli, oppure godere della simpatica compagnia delle guide, che la sanno sempre lunga sulla montagna e sulle sue storie. L'esercizio della marcia in montagna è uno dei più fisiologici e dei più allenanti: in salita l'impegno è principalmente aerobico e cardiovascolare, in discesa domina invece l'aspetto del controllo neuromotorio, quindi la precisione e la coordinazione nell'esecuzione del movimento.
Nell'alpinismo sono presenti vari aspetti dell'animo e della condizione umani; spesso vi è un grande desiderio di esplorazione e di conoscenza, oppure il piacere puramente estetico di godersi una gran bella vista, o ancora il fatto di volersi estraniare dalla folla, allontanarsi per così dire dalla vita comune e starsene per proprio conto. Vi può essere anche una forte propensione al misurarsi con difficoltà di grado variabile, più o meno commisurate alle proprie forze (e per alcuni con la motivazione ferrea di ricercare condizioni particolarmente impegnative, estreme) .

Ambivalenza – bivalenza (e montagna)

Desiderare qualcosa e, allo stesso tempo, detestarla o desiderare ciò che potrebbe essere il suo contrario.
L’ambivalenza si incontra spesso sui sentieri di montagna. Per esempio quando l’ardente desiderio di raggiungere una meta, magari da tempo vagheggiata, sembra sopraffatto da una disposizione meno eroica che ci induce a chiederci se sia davvero il caso di sottoporsi a tanta fatica, sopportando condizioni meteorologiche eventualmente avverse e ci obbliga a prendere in seria considerazione più facili mete di fondovalle (un prato con una fonte, un ristorante…).
Ma l’ambivalenza è anche compagna dei momenti che precedono l’azione, come quando, il giorno prima di un’escursione, l’attesa per l’avventura che ci aspetta si alterna con la consapevolezza disturbante di una inevitabile levataccia e la prospettiva di una meta agognata si intreccia con il timore che sia superiore alle nostre capacità e possibilità, che forse stiamo osando troppo, chissà se ce la faremo ecc. Un mio amico, la notte che precede un’uscita in montagna, spesso dorme male e, in qualche occasione, gli è capitato di avere la febbre.
Dobbiamo ad un collega, Vincenzo Carbone, Educatore Professionale, una interessante puntualizzazione su questo argomento che richiama il pensiero di un famoso psicologo russo, Vygotskij. Egli fa notare come l’attraversamento dell’ambivalenza sia un fattore indispensabile dello sviluppo umano. Sempre, infatti, la prospettiva di ampliare i confini delle nostre capacità si accompagna all’inevitabile timore (o angoscia) di non riuscire e di doverci confrontare duramente con l’esperienza del fallimento. E sempre l’impegno a procedere su un percorso di apprendimento e sperimentazione del nuovo, si intreccia con il rancore suscitato dal trovarsi posti in una condizione che minaccia il nostro attuale senso di competenza e in definitiva di autostima e identità.
L’ambivalenza sembra quindi un attraversamento necessario e inevitabile; semmai un problema è costituito dalla pretesa di evitarla o risolverla eliminando uno dei termini e aderendo totalmente solo all’altro.
A settembre 2004 ci trovavamo, con il nostro gruppo escursionistico, a Pescasseroli, per un soggiorno di alcuni giorni. Si era all’ultimo giorno e, considerate le favorevoli condizioni meteorologiche e il grado di allenamento raggiunto dal gruppo, avevamo pensato, come si dice, di chiudere in bellezza con la salita ad una vicina vetta. Ciò comportava un percorso leggermente più impegnativo di quelli seguiti nei giorni precedenti.
Questa proposta trovò il gruppo tutt’ altro che entusiasta e anzi tendenzialmente scettico. Chi diceva che ci si era già stancati molto nei giorni precedenti; chi riteneva che essendo l’ultimo giorno era meglio rimanere tranquilli in paese in vista del rientro a Roma; chi si dichiarava disposto a sopportare una breve passeggiata, ma nulla di più.
Convenimmo di metterci in cammino e procedere fin quando e fin dove ci saremmo sentiti e vedendo, mano a mano, dove arrivare. Fu così che, attraverso l’incoraggiante raggiungimento di tappe intermedie e nonostante alcune difficoltà di orientamento, si raggiunse una panoramica radura dalla quale un piccolo manipolo, in rappresentanza di tutti, salì alla vetta, di poco soprastante con evidente soddisfazione del gruppo intero.

Appartenenza (- separazione)

Di recente un giovane partecipante al gruppo di escursionismo diceva: “Quando ricevo le riviste del Club Alpino sono contento. Mi sento fiero e orgoglioso di far parte di questa associazione” e subito dopo chiedeva quando avrebbe avuto anche lui quella bella tessera in pelle, testimonianza ostensibile dell’appartenenza di ciascun socio al sodalizio.
Frequentare la montagna, praticare l’escursionismo vuol dire entrare a far parte di un gruppo, di una comunità. Intanto il gruppo del Servizio; ma anche la comunità di tutti i gruppi che presso diversi Servizi frequentano la montagna (una comunità che, come sappiamo, a volte prende corpo anche fisicamente. Ci riferiamo alle esperienze allargate che, in questi anni, abbiamo più volte proposto). Ad un livello subito successivo, la comunità degli appartenenti ad una certa associazione; ma, infine, la comunità allargata di tutti gli uomini che frequentano la montagna e che per questo si riconoscono tra loro come simili e si salutano, incontrandosi lungo i sentieri anche se non si conoscono.
Seguendo il pensiero dello psicoanalista Franco Fornari e ricordando il concetto da lui proposto di “coinonia” (esperienza di accomunamento), posiamo pensare che l’interesse, la passione per la montagna ed il desiderio di percorrerla costituiscono l’elemento che rende tanti diversi individui, simili tra loro e perciò membri di un gruppo e appartenenti ad una comunità. Un altro importante psicoanalista, Heinz Khout, ha, d’altra parte, messo in evidenza come la possibilità di appartenenza ad un gruppo è, in definitiva, per ciascuno di noi, possibilità di sentirsi appartenenti al mondo degli uomini, possibilità di sentirsi uomo tra gli uomini.
Ciò ha tanto più valore se pensiamo alle condizioni che caratterizzano l’esistenza delle persone portatrici di “disturbi mentali” per le quali la dinamica intrinseca della malattia, ma, forse ancor più il modo in cui essa trova risposta nel contesto sociale, conducono a marginalità, isolamento, mancanza di appartenenza appunto.

Arcobaleno

L'arcobaleno è un fenomeno ottico e meteorologico che produce uno spettro continuo di luce nel cielo quando il Sole si riflette sulle gocce rimaste in sospensione dopo un temporale, o presso una cascata o una fontana.

Visivamente è un arco multicolore; la sequenza completa dei colori è: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. Esso è la conseguenza della dispersione e dalla rifrazione della luce solare contro le pareti delle gocce stesse.

In rari casi, può formarsi un arcobaleno lunare, o notturno (moonbow), che può essere visto nelle notti di forte luce lunare. Ma, siccome la percezione umana dei colori in condizioni di poca luminosità è scarsa, gli arcobaleni lunari sono percepiti come bianchi.

L'aspetto di un arcobaleno è provocato dalla dispersione ottica della luce solare che attraversa le goccie di pioggia. La luce viene prima rifratta quando entra nella superficie della goccia, riflessa sul retro della goccia e ancora rifratta come lascia la goccia. Tutte le goccie di pioggia rifraggono la luce solare nello stesso modo, ma solo la luce di alcune di esse raggiunge l'occhio dell'osservatore. Questa luce è quella che costituisce l'arcobaleno per quel determinato osservatore.

La posizione di un arcobaleno nel cielo è sempre dalla parte opposta rispetto al sole, e l'interno è sempre leggermente più luminoso dell'esterno

L'arcobaleno ha un posto nelle leggende a causa della sua bellezza ed alla difficoltà di spiegare il fenomeno:

• Nella Genesi 9:13, l'arcobaleno è un segno dell'unione tra Dio e l'umanità. Dopo che Noè sopravvive al diluvio universale nella storia dell'Arca di Noè, Dio invia un arcobaleno per promettere che non avrebbe mai più inviato un tale diluvio per distruggere la terra.
• Nella mitologia greca, si tratta di un sentiero fatto da un messaggero (Iris) tra terra e paradiso.
• Il nascondiglio segreto del folletto (leprechaun) Irlandese col suo pentolone pieno d'oro è generalmente alla fine di un arcobaleno.
• Nella mitologia cinese, l'arcobaleno era una spaccatura nel cielo sigillata dalla dea Nüwa con pietre di sette colori differenti.
• Nella mitologia Hindù, l'arcobaleno è chiamato Indradhanush, l'arco di Indra, il dio del fulmine e del tuono.

Auto mutuo aiuto

Complesso sistema assicurativo (da qui la parola “mutuo”) basato sul sostegno e sul rinforzo positivo reciproco.
L’OMS definisce l’AUTO MUTUO AIUTO come l’insieme di tutte le misure adottate da figure non professioniste per promuovere, mantenere o recuperare la salute, intesa come completo benessere fisico, psicologico e sociale di una determinata comunità
Il confrontarsi, per ritrovare fiducia in se stessi e negli altri ad acquisire autostima, a trasmettere emozioni, sentimenti e pensieri.
La depressione, l'ansia, il panico, la malinconia, il dolore, la confusione, la solitudine possono essere vissute non come una malattia, ma come momenti di vita quotidiana di ognuno di noi.
Si sta insieme, si ascolta e si é ascoltati, senza pregiudizi, senza giudizio, in un clima armonioso, in cui conta non tanto trovare soluzioni istantanee ai problemi ma,. scoprendo le proprie risorse interiori, poterli affrontare positivamente con più forza
E’ caratteristico come, affrontando in una situazione gruppale determinate circostanze contrassegnate da una certa problematicità, legata a condizioni di modesto rischio o di difficoltà da superare, si sviluppino spontaneamente comportamenti cooperativi tra i membri del gruppo. Questo atteggiamento si manifesta per esempio nella tendenza collettiva a soccorrere un compagno che appaia, per qualche motivo, in difficoltà e nell’incoraggiamento reciproco (anche con scherzi e battute, spesso autoironiche); comportamenti che contribuiscono a creare un atteggiamento positivo e motivato nel gruppo, rispetto al compito da affrontare, e a ridimensionare in un clima solidale impacci e goffaggini che spesso etichettano i soggetti disabili nell’impietoso confronto quotidiano con un ambiente sociale improntato sulla competitività e sull’efficientismo.
Nel gruppo si ritrova così fiducia in se stessi e negli altri, si acquista autostima.
E, d’altra parte, si rinsaldano così i legami affettivi tra i partecipanti e in alternativa all’esperienza dell’isolamento, che spesso caratterizza le situazioni di disagio psichico.

Autonomia

La libertà degli antichi è l’autonomia politica collettiva. Quella dei moderni la libertà privata individuale. E’ la capacità di riuscire a governarsi da sé sulla base di leggi proprie. E’ la capacità di essere indipendenti, liberi di pensare, agire e di interagire con gli altri.

Azimuth

È un termine usato prevalentemente in astronomia e in aeronautica e deriva dall'arabo as-samt (la direzione) o dal suo plurale as-sumut (le direzioni).

In pratica: se si unisce con una linea l'osservatore al Nord, e con un'altra linea l'osservatore all'oggetto osservato e si fa scorrere una semiretta centrata sull'osservatore in senso orario sul cerchio dell'orizzonte, l'angolo che quella semiretta deve percorrere per passare dalla direzione Nord alla direzione dell'oggetto rappresenta l'azimut dell'oggetto stesso.



Convenzionalmente, il Nord ha azimut pari a 0 gradi, l'Est azimut pari a 90 gradi, il Sud a 180 gradi e l'Ovest a 270 gradi. L'azimut copre pertanto la gamma di angoli da 0° incluso a 360° esclusi.