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Abbigliamento
E’ tutto ciò che serve
per vestirsi.
Già. Ma in quale contesto o ambiente? Per frequentare la
montagna bisogna imparare, o re-imparare a vestirsi.
A vestirsi e a dotarsi degli indumenti che possono essere utili
durante un’uscita; con buona pace degli accompagnatori di
escursionismo che, nonostante si producano in accurati elenchi di
quanto è necessario portare, si ritrovano continuamente,
nei gruppi che accompagnano, con persone a cui manca qualcosa che
sarebbe utile e, a volte, indispensabile.
Più
ci allontaniamo dall’ambiente medio della quotidianità
urbana, più si fa sentire la necessità di un
abbigliamento idoneo; capace anche di renderci preparati a
quelle mutazioni impreviste delle condizioni atmosferiche
che, se in città non costituiscono un problema e trovano
facile soluzione, in montagna ci confrontano più direttamente
e severamente con gli elementi.
Siamo dunque obbligati a riconoscere la nostra fragilità
e la dipendenza dall’equipaggiamento appropriato, di
cui l’abbigliamento è il primo aspetto.
E’ possibile che non si sia troppo disposti a questo
riconoscimento e a questa ammissione; anche perché
i capi di abbigliamento ingombrano e pesano nello zaino e
sulle nostre spalle.
Ambivalenza, quindi, che, forse in parte spiega perché
le sagge istruzioni degli accompagnatori rimangano così
spesso inascoltate (vedi le “patologie da equipaggiamento”).
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Accoglienza-accoglimento
E’ il sentirsi parte di un gruppo. Quando si entra la prima
volta, durante una uscita o una preparazione dell’uscita in
città; in quei momenti si capisce che si andrà a fare
qualcosa di diverso dalle solite attività dei Centri Diurni
o delle Comunità Terapeutiche. Non ci sarà la ASL
a proteggere…! Forse il rifugio, dove il gestore può
preparare qualcosa di caldo da mangiare o bere e dove quando fa
freddo c’è la stufa accesa. Anche i vestiti caldi e
protettivi in inverno è come se ti proteggessero. A volte
si può essere protetti da un iglooo fatto da noi stessi;
e si può ospitare qualcuno in difficoltà se viene
sorpreso dal cattivo tempo o dal buio.
La tenda è un luogo anch’esso accogliente. Prima si
è accolti; dopo si può accogliere i nuovi entrati.
Acqua
Si beve e disseta più di ogni altra bevanda quando hai veramente
sete. Purtroppo se fa troppo freddo si ghiaccia e non puoi berla;
allora devi coprire la borraccia con un contenitore isolante e devi
metterla ben dentro lo zaino; ma questo avviene molti gradi sotto
lo zero.
L’acqua ti bagna e a volte ti entra fin dentro i pantaloni
…! Ma ci si può proteggere con giacche a vento impermeabili
di “gore-tex”, o altri tessuti.
L’acqua che scende in montagna durante o dopo un temporale
può far cadere le pietre e far crollare il sentiero, o trasformarsi
in neve o grandine se fa freddo; anzi spesso è la grandine
che fa abbassare di molto il termometro.
L’acqua è bellissima quando la guardi cadere dalle
cascate contro il sole; nei torrenti limpidi; nei laghi che rispecchiano
le cime; nei ghiacciai e nei seracchi che a volte crollano con rumore
e sbuffi di ghiaccio polverizzato…
L’acqua va usata anche per lavarsi la mattina al rifugio anche
se è fredda; e con l’acqua si inzuppa il fazzoletto
o il berretto di cotone quando il sole picchia allo zenit.
Adattamento
E' la capacità di adeguarsi ai vari fattori, anche meteoclimatici,
dell'ambiente oppure anche essere in grado di modificare il comportamento
in base alle circostanze spesso sfavorevoli.
Dal punto di vista psicologico l’adattamento è una
dimostrazione di buon equilibrio interiore di fronte ad avvenimenti
spiacevoli o funesti.
Alimentazione
L'alimentazione è l'assunzione, da parte di un organismo
vivente, delle sostanze indispensabili per il suo metabolismo e
le sue funzioni vitali. In generale, è un modo per la fornitura
di elementi indispensabili per il funzionamento di un apparato biologico
o meccanico
Le sostanze nutritive vengono prelevate dall'ambiente esterno. Gli
organismi viventi possono essere suddivisi in due categorie:
• Autotrofi (vegetali): assorbono dall'ambiente sostanze inorganiche
semplici
• Eterotrofi (animali, tra cui l'uomo): devono assumere dall'ambiente
molecole organiche
QUALI SONO I TIPI DI ALIMENTAZIONE DELL’ESCURSIONISTA
NELL’ARCO
DEL GIORNO?
La dieta deve essere composta da 65% di carboidrati, 25% di grassi,
10% di proteine. Con il freddo il fabbisogno aumenta del 20%.
Mattina: Crackers con marmellata di arance, succo di frutta o cacao
(1/4 di latte)
Pasto: ma meglio diluire l’alimentazione nella giornata. Gli
alimenti dovrebbero essere divisi in piccole dosi. Tenere presente
che le proteine vegetali sono più digeribili (carote, finocchi,
rape bianche, lattuga, ravanelli). Introdurre gli zuccheri tramite
la frutta (mele e mandaranci), frutta secca o disidratata (noci,
uvetta, mandorle, ananas nocciole, non salati).
Se la temperatura è più bassa si possono mangiare
uova sode o a frittata, parmigiano fresco.
Tutto il giorno crackers integrali non salati.
E’ importante introdurre acqua minerale unita a poco vino.
Il cibo “giusto” mantiene sani e belli,
contrasta l'ossidazione dei tessuti, proteggendo l’organismo
dall'attacco dei radicali liberi, le sostanze che accelerano l’invecchiamento
e sono responsabili di gravi patologie. Cibi ricchi di antiossidanti
sono: arancia, cicoria, cipolla, broccolo, aglio, spinaci, cavoli,
carote, pomodori, zucche, agrumi, kiwi, avocado, uva, papaia, lievito
di birra. Pistacchi, nocciole, noci, mandorle, sesamo hanno un contenuto
equilibrato in grassi monoinsaturi e polinsaturi, vitamina E, nonché
un insieme di sostanze che stimolano la produzione del coenzima
Q10, conosciuto nel mondo della cosmetica come "l'enzima della
bellezza".
E’ fondamentale l’assunzione di acqua che, anche se
non contiene sostanze nutrienti, è importante per mantenerci
in vita. Bisognerebbe bere almeno 2 lt di acqua povera di sodio
e con un residuo fisso basso. L’acqua costituisce il 60% del
nostro corpo.
I sette gruppi di alimenti
• Latte e derivati
• Carni, pesci, uova, salumi
• Cereali e tuberi
• Legumi
• Grassi da condimento
• Ortaggi (con diverso contenuto in vitamina A e C)
• Frutta (con diverso contenuto in vitamina A e C)
SCHEMA: Le principali fonti alimentari di vitamine
Vitamina A (Retinolo) e Betacarotene:
ortaggi verdi e gialli (carote, spinaci, broccoletti, piselli, peperoni,
prezzemolo, zucca), uova, burro, oli di fegato di pesce, banane,
albicocche, ciliege
Vitamina B1 (Tiamina)
cereali integrali, fegato, carne di maiale, fagioli, noci e nocciole,
lenticchie, orzo, lievito di birra, soia
Vitamina B2 (Riboflavina)
lievito di birra, fegato, noci, nocciole, orzo, piselli, fagioli,
uova, latte
Vitamina B3 (Niacina) o VITAMINA PP
lievito di birra, fegato, rognone, cereali integrali, germe di grano,
pesce, pollame, noci, nocciole
Vitamina B5 (Acido Pantotenico)
fegato, pappa reale, germe di grano, rognone, cuore, lievito di
birra, semi di girasole, tuorlo d'uovo
Vitamina B6 (Piridossina)
carne, cereali integrali, lievito di birra, vegetali verdi, germe
di grano, semi di girasole, grano saraceno, banane
Vitamina B7 (Inositolo)
cereali integrali, agrumi, lievito di birra, fegato
Vitamina B12 (Cianocobalamina)
fegato, rognone, carne, pesce, latte
PABA (Acido Paraminobenzoico)
fegato, lievito di birra, germe di grano, albicocche, arachidi
Vitamina C (Acido Ascorbico)
agrumi, kiwi, peperoni, prezzemolo, patate, pomodoro, cardo, frutta
fresca in generale e la maggior parte delle verdure
Vitamina D (Calciferolo)
tuorlo d'uovo, pesce, olio di fegato di pesce, avena, burro, mitili,
tonno e salmone, mandorle, ribes
Vitamina E (Alfatocoferolo)
la maggior parte degli oli vegetali, germe di grano, quasi tutti
i semi, uova, vegetali verdi, fegato, latte, noci, noccioline, leguminose
e cereali integrali
Alpinismo
L’alpinismo potremmo definirlo come un andar
per montagne. E’ una disciplina sportiva il cui scopo
è raggiungere la vetta di una montagna. Le difficoltà
incontrate nell'alpinismo sono soprattutto legate all'ambiente (es.
altitudine, presenza di ghiaccio, esposizione alla variazioni meteorologiche,
lontananza da luoghi abitati). L’alpinismo, quindi, oltre
ad una adeguata preparazione fisica, richiede una particolare conoscenza
dell'ambiente di montagna.
Vagare per montagne è un piacere molto semplice che associa
l'impegno fisico alla possibilità di guardare in giro e di
scoprire nuovi orizzonti. L’ impegno, va commisurato alle
proprie capacità psichiche e fisiche. E’ importante
avere sviluppato un alto grado di sopportazione alla fatica.
Si può andare in gruppo, soli, oppure godere della simpatica
compagnia delle guide, che la sanno sempre lunga sulla montagna
e sulle sue storie. L'esercizio della marcia in montagna è
uno dei più fisiologici e dei più allenanti: in salita
l'impegno è principalmente aerobico e cardiovascolare, in
discesa domina invece l'aspetto del controllo neuromotorio,
quindi la precisione e la coordinazione nell'esecuzione del movimento.
Nell'alpinismo sono presenti vari aspetti dell'animo e della condizione
umani; spesso vi è un grande desiderio di esplorazione e
di conoscenza, oppure il piacere puramente estetico di godersi una
gran bella vista, o ancora il fatto di volersi estraniare dalla
folla, allontanarsi per così dire dalla vita comune e starsene
per proprio conto. Vi può essere anche una forte propensione
al misurarsi con difficoltà di grado variabile, più
o meno commisurate alle proprie forze (e per alcuni con la motivazione
ferrea di ricercare condizioni particolarmente impegnative, estreme)
.
Ambivalenza – bivalenza (e montagna)
Desiderare qualcosa e, allo stesso tempo, detestarla
o desiderare ciò che potrebbe essere il suo contrario.
L’ambivalenza si incontra spesso sui sentieri di montagna.
Per esempio quando l’ardente desiderio di raggiungere una
meta, magari da tempo vagheggiata, sembra sopraffatto da una disposizione
meno eroica che ci induce a chiederci se sia davvero il caso di
sottoporsi a tanta fatica, sopportando condizioni meteorologiche
eventualmente avverse e ci obbliga a prendere in seria considerazione
più facili mete di fondovalle (un prato con una fonte, un
ristorante…).
Ma l’ambivalenza è anche compagna dei momenti che precedono
l’azione, come quando, il giorno prima di un’escursione,
l’attesa per l’avventura che ci aspetta si alterna con
la consapevolezza disturbante di una inevitabile levataccia e la
prospettiva di una meta agognata si intreccia con il timore che
sia superiore alle nostre capacità e possibilità,
che forse stiamo osando troppo, chissà se ce la faremo ecc.
Un mio amico, la notte che precede un’uscita in montagna,
spesso dorme male e, in qualche occasione, gli è capitato
di avere la febbre.
Dobbiamo ad un collega, Vincenzo Carbone, Educatore Professionale,
una interessante puntualizzazione su questo argomento che richiama
il pensiero di un famoso psicologo russo, Vygotskij. Egli fa notare
come l’attraversamento dell’ambivalenza sia un fattore
indispensabile dello sviluppo umano. Sempre, infatti, la prospettiva
di ampliare i confini delle nostre capacità si accompagna
all’inevitabile timore (o angoscia) di non riuscire e di doverci
confrontare duramente con l’esperienza del fallimento. E sempre
l’impegno a procedere su un percorso di apprendimento e sperimentazione
del nuovo, si intreccia con il rancore suscitato dal trovarsi posti
in una condizione che minaccia il nostro attuale senso di competenza
e in definitiva di autostima e identità.
L’ambivalenza sembra quindi un attraversamento necessario
e inevitabile; semmai un problema è costituito dalla pretesa
di evitarla o risolverla eliminando uno dei termini e aderendo totalmente
solo all’altro.
A settembre 2004 ci trovavamo, con il nostro gruppo escursionistico,
a Pescasseroli, per un soggiorno di alcuni giorni. Si era all’ultimo
giorno e, considerate le favorevoli condizioni meteorologiche e
il grado di allenamento raggiunto dal gruppo, avevamo pensato, come
si dice, di chiudere in bellezza con la salita ad una vicina vetta.
Ciò comportava un percorso leggermente più impegnativo
di quelli seguiti nei giorni precedenti.
Questa proposta trovò il gruppo tutt’ altro che entusiasta
e anzi tendenzialmente scettico. Chi diceva che ci si era già
stancati molto nei giorni precedenti; chi riteneva che essendo l’ultimo
giorno era meglio rimanere tranquilli in paese in vista del rientro
a Roma; chi si dichiarava disposto a sopportare una breve passeggiata,
ma nulla di più.
Convenimmo di metterci in cammino e procedere fin quando e fin dove
ci saremmo sentiti e vedendo, mano a mano, dove arrivare. Fu così
che, attraverso l’incoraggiante raggiungimento di tappe intermedie
e nonostante alcune difficoltà di orientamento, si raggiunse
una panoramica radura dalla quale un piccolo manipolo, in rappresentanza
di tutti, salì alla vetta, di poco soprastante con evidente
soddisfazione del gruppo intero.
Appartenenza (- separazione)
Di recente un giovane partecipante al gruppo di escursionismo
diceva: “Quando ricevo le riviste del Club Alpino sono contento.
Mi sento fiero e orgoglioso di far parte di questa associazione”
e subito dopo chiedeva quando avrebbe avuto anche lui quella bella
tessera in pelle, testimonianza ostensibile dell’appartenenza
di ciascun socio al sodalizio.
Frequentare la montagna, praticare l’escursionismo vuol dire
entrare a far parte di un gruppo, di una comunità. Intanto
il gruppo del Servizio; ma anche la comunità di tutti i gruppi
che presso diversi Servizi frequentano la montagna (una comunità
che, come sappiamo, a volte prende corpo anche fisicamente. Ci riferiamo
alle esperienze allargate che, in questi anni, abbiamo più
volte proposto). Ad un livello subito successivo, la comunità
degli appartenenti ad una certa associazione; ma, infine, la comunità
allargata di tutti gli uomini che frequentano la montagna e che
per questo si riconoscono tra loro come simili e si salutano, incontrandosi
lungo i sentieri anche se non si conoscono.
Seguendo il pensiero dello psicoanalista Franco Fornari e ricordando
il concetto da lui proposto di “coinonia” (esperienza
di accomunamento), posiamo pensare che l’interesse, la passione
per la montagna ed il desiderio di percorrerla costituiscono l’elemento
che rende tanti diversi individui, simili tra loro e perciò
membri di un gruppo e appartenenti ad una comunità. Un altro
importante psicoanalista, Heinz Khout, ha, d’altra parte,
messo in evidenza come la possibilità di appartenenza ad
un gruppo è, in definitiva, per ciascuno di noi, possibilità
di sentirsi appartenenti al mondo degli uomini, possibilità
di sentirsi uomo tra gli uomini.
Ciò ha tanto più valore se pensiamo alle condizioni
che caratterizzano l’esistenza delle persone portatrici di
“disturbi mentali” per le quali la dinamica intrinseca
della malattia, ma, forse ancor più il modo in cui essa trova
risposta nel contesto sociale, conducono a marginalità, isolamento,
mancanza di appartenenza appunto.
Arcobaleno
L'arcobaleno è un fenomeno ottico e meteorologico che produce
uno spettro continuo di luce nel cielo quando il Sole si riflette
sulle gocce rimaste in sospensione dopo un temporale, o presso una
cascata o una fontana.
Visivamente è un arco multicolore; la sequenza completa dei
colori è: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco
e violetto. Esso è la conseguenza della dispersione e dalla
rifrazione della luce solare contro le pareti delle gocce stesse.
In rari casi, può formarsi un arcobaleno lunare, o notturno
(moonbow), che può essere visto nelle notti di forte luce
lunare. Ma, siccome la percezione umana dei colori in condizioni
di poca luminosità è scarsa, gli arcobaleni lunari
sono percepiti come bianchi.
L'aspetto di un arcobaleno è provocato dalla dispersione
ottica della luce solare che attraversa le goccie di pioggia. La
luce viene prima rifratta quando entra nella superficie della goccia,
riflessa sul retro della goccia e ancora rifratta come lascia la
goccia. Tutte le goccie di pioggia rifraggono la luce solare nello
stesso modo, ma solo la luce di alcune di esse raggiunge l'occhio
dell'osservatore. Questa luce è quella che costituisce l'arcobaleno
per quel determinato osservatore.
La posizione di un arcobaleno nel cielo è sempre dalla parte
opposta rispetto al sole, e l'interno è sempre leggermente
più luminoso dell'esterno
L'arcobaleno ha un posto nelle leggende a causa
della sua bellezza ed alla difficoltà di spiegare il fenomeno:
• Nella Genesi 9:13, l'arcobaleno è un segno dell'unione
tra Dio e l'umanità. Dopo che Noè sopravvive al diluvio
universale nella storia dell'Arca di Noè, Dio invia un arcobaleno
per promettere che non avrebbe mai più inviato un tale diluvio
per distruggere la terra.
• Nella mitologia greca, si tratta di un sentiero fatto da
un messaggero (Iris) tra terra e paradiso.
• Il nascondiglio segreto del folletto (leprechaun) Irlandese
col suo pentolone pieno d'oro è generalmente alla fine di
un arcobaleno.
• Nella mitologia cinese, l'arcobaleno era una spaccatura
nel cielo sigillata dalla dea Nüwa con pietre di sette colori
differenti.
• Nella mitologia Hindù, l'arcobaleno è chiamato
Indradhanush, l'arco di Indra, il dio del fulmine e del tuono.
Auto mutuo aiuto
Complesso sistema assicurativo (da qui la parola “mutuo”)
basato sul sostegno e sul rinforzo positivo reciproco.
L’OMS definisce l’AUTO MUTUO AIUTO come l’insieme
di tutte le misure adottate da figure non professioniste per promuovere,
mantenere o recuperare la salute, intesa come completo benessere
fisico, psicologico e sociale di una determinata comunità
Il confrontarsi, per ritrovare fiducia in se stessi e negli altri
ad acquisire autostima, a trasmettere emozioni, sentimenti e pensieri.
La depressione, l'ansia, il panico, la malinconia, il dolore, la
confusione, la solitudine possono essere vissute non come una malattia,
ma come momenti di vita quotidiana di ognuno di noi.
Si sta insieme, si ascolta e si é ascoltati, senza pregiudizi,
senza giudizio, in un clima armonioso, in cui conta non tanto trovare
soluzioni istantanee ai problemi ma,. scoprendo le proprie risorse
interiori, poterli affrontare positivamente con più forza
E’ caratteristico come, affrontando in una situazione gruppale
determinate circostanze contrassegnate da una certa problematicità,
legata a condizioni di modesto rischio o di difficoltà da
superare, si sviluppino spontaneamente comportamenti cooperativi
tra i membri del gruppo. Questo atteggiamento si manifesta per esempio
nella tendenza collettiva a soccorrere un compagno che appaia, per
qualche motivo, in difficoltà e nell’incoraggiamento
reciproco (anche con scherzi e battute, spesso autoironiche); comportamenti
che contribuiscono a creare un atteggiamento positivo e motivato
nel gruppo, rispetto al compito da affrontare, e a ridimensionare
in un clima solidale impacci e goffaggini che spesso etichettano
i soggetti disabili nell’impietoso confronto quotidiano con
un ambiente sociale improntato sulla competitività e sull’efficientismo.
Nel gruppo si ritrova così fiducia in se stessi e negli altri,
si acquista autostima.
E, d’altra parte, si rinsaldano così i legami affettivi
tra i partecipanti e in alternativa all’esperienza dell’isolamento,
che spesso caratterizza le situazioni di disagio psichico.
Autonomia
La libertà degli antichi è l’autonomia
politica collettiva. Quella dei moderni la libertà privata
individuale. E’ la capacità di riuscire a governarsi
da sé sulla base di leggi proprie. E’ la capacità
di essere indipendenti, liberi di pensare, agire e di interagire
con gli altri.
Azimuth
È un termine usato prevalentemente in astronomia e in aeronautica
e deriva dall'arabo as-samt (la direzione) o dal suo plurale as-sumut
(le direzioni).
In pratica: se si unisce con una linea l'osservatore al Nord, e
con un'altra linea l'osservatore all'oggetto osservato e si fa scorrere
una semiretta centrata sull'osservatore in senso orario sul cerchio
dell'orizzonte, l'angolo che quella semiretta deve percorrere per
passare dalla direzione Nord alla direzione dell'oggetto rappresenta
l'azimut dell'oggetto stesso.

Convenzionalmente, il Nord ha azimut pari a 0 gradi, l'Est azimut
pari a 90 gradi, il Sud a 180 gradi e l'Ovest a 270 gradi. L'azimut
copre pertanto la gamma di angoli da 0° incluso a 360° esclusi.
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